Project - work in progress 2004 - 2007

 

 

statement

 

 

We have a little bunch of boys and girls, directly inspired by Bratz and Boyz dolls.  They are opening  wide their large big eyes to an apparently idyllic world but run by a strong worrying vein in which other strange characters, meet each other, half- mechanical animals, bears made of peluche, various monsters and little monsters, carnivore plants.

 

By the way,  the fairy’s world  has always been characterized by this  ambiguity, for even the most horrible things can be told to children through the filter of the fantastic story, suggesting on interpretative key for the worst things of life, like anguish and suffering that no one could escape from. The  fairy  tale allows  to tell  the most  threatening and dark aspects  of the existence,  through a  mediation  reducing the raw impact (for example the aggressive  side  tied to parental figures is  transferred to the bad stepmother”,  that could be bad because isn’t the  true mum) impressing to the absurdity an ordered, and  even reassuring form, confirmed  by the happy end where the  Well  triumphs and the Evil is  defeated and  punished.

 

 We live in our pink world 

“I think – Cristiana Ricci says – that  the  Bratz  dolls  succeeded  to perfectly represent a tipical contemporary young people,  becoming  their happy  paradigm”.

Cristiana Ricci makes her dolls moving  with casualness,  with their look always so cool; in the metropolitan fairy scenery of this Crazy World, they challenge with infinite unconsciousness the thousand traps and the menacing  dangers  hanging over them in every street corner,  apparently indifferent to the chasms  opening under their  feet, to the murdered people abandoned in the street, to the hanged men dangling from the trees’ gardens,  to the  rubbish heaps rotting  everywhere, among crashing and killing meteors coming from a sky where sometimes there is just a big hole patched up with some nailed  beam instead of the Sun (the ozone hole?).

                        

                    Bancomat                                                   Little Red Hood

 

But more than  indifference, maybe these boys express a primordial, tenacious, invincible and desperate lust for life, against all the odds expression of an irrepressible existing  will  (more than Nietschean  power), that is definitely the motive power of every living being.  Because, notwithstanding the cruelty of the World, and the enormous  obstacles barring its way, life itself own  a strength hard to overcome, even though is sometimes compelled to retire into the shield of a  disenchanted cynicism. And  while there is  life, never dies the hope joined to it, for even  rubbish heaps could  become  humus where flowers germinate.

 And what flowers! This life wilful to revive among rubbish and the dry  asphalt  had to modify itself  in a warrior breed; the carnivore plant becomes the icon of a rebellious Nature  unleashing with  blind fury destructive again. Everything seems  to resolve  in a repeating cycle  in which abuse is winning again, and survival is possible just opposing to each other, and where men,  women, plants, animals and even the planets are  condemned   to the role  of  mutuasl enemies….

 

But, unexpectedly, there is still room for a truce,  to resume a dialogue, to carry out a deed of  friendship, of solidarity,  of  love. Maybe it  isn’t  too late yet!

 

                

       Maybe it  isn’t  too late yet!                                         The Poet

 

So everything is decided  in those little interstices, apparently  meaningless, where  is possible negotiate even with the merciless Death convincing it, maybe temporarily , to fall back…. Works such as   “The music (especially 2 and  3)”, “The Poet”, seem to suggest that also the Art, in its various forms, is able after all to create these  rooms interrupting the deaf and dumb cycle of perpetual war or mutual indifference,  and  opening a tear to  new horizons where everything could happen again.

 Why should we deny  to the fairy tale of this Crazy World its  happy ending, at least a possibility?

 

 Bari, 20th august 2005

 

A summer evening

 

 

 

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Gallery - other themes

 

A kind of family

The strength of Nature

Lunatika

Opposite

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 statement - versione italiana

Un gruppetto di ragazze e ragazzi, ispirati direttamente alle dolls Bratz e Boyz,  che sgranano i loro grandi occhioni su un mondo apparentemente idilliaco ma percorso da una vena fortemente inquietante, perennemente in bilico tra la fiaba e l’incubo, incontrando strani personaggi, animali mezzo meccanici, orsacchiotti di peluche, mostri e mostriciattoli vari, piante carnivore.

 

Del resto, il mondo delle favole  è da sempre  caratterizzato da questa ambiguità, per cui anche le cose più orribili potevano essere raccontate ai bambini mediante il filtro della storia fantastica, che forniva così una chiave interpretativa agli eventi angosciosi e alla sofferenza che purtroppo non esenta nessuno. La fiaba come escamotage che consente di parlare degli aspetti più minacciosi e oscuri  dell’esistenza,  attenuandone nel contempo l’impatto più crudo (ad es. il lato aggressivo legato alle figure del padre e della madre viene trasposto nella “matrigna” cattiva, che può essere cattiva perché non è la “vera” mamma) imprimendo in tal modo all’assurdo una forma ordinata e perfino rassicurante, suggellata dal lieto fine che vede il Bene trionfare e il Male sconfitto e punito. 

 

“Queste bambole Bratz – dice Cristiana Ricci - riescono a rappresentare perfettamente la tipica gioventù contemporanea, diventandone felicemente  il paradigma”.  La Ricci fa muovere le sue bambole con leggerezza,  con il loro look sempre così cool: nello  scenario da fiaba metropolitana di questo Crazy World, sfidano con infinita incoscienza le mille trappole e i gravi pericoli che incombono ad ogni angolo di strada, apparentemente  indifferenti alle voragini che gli si aprono fin sotto i piedi, ai morti assassinati abbandonati per la via, agli impiccati che penzolano dagli alberi dei giardini, ai cumuli di rifiuti che imputridiscono dappertutto, tra meteoriti che piombano, facendo strage,  da un cielo dove a volte, al posto del sole, c’è solo un grosso buco rappezzato alla bell’e meglio con qualche trave inchiodata (il buco dell’ozono?).

 

                       

E ora ci tocca rimettere insieme i cocci                              Il mondo in scatola

 Ma forse, più che indifferenza,  quella di questi ragazzi è soltanto una primigenia, tenace, invincibile e disperata voglia di vivere, nonostante tutto e tutti,  espressione di un’insopprimibile volontà di esistenza (più che di nietschiana  potenza), che è in fondo la forza motrice di ogni essere vivente.  Perché, malgrado la crudeltà del mondo, e gli enormi ostacoli che le sbarrano la strada, la vita stessa ha in sé una forza che non si fa sopraffare facilmente, anche se per non soccombere è costretta talvolta ad incapsularsi sotto la corazza di un disincantato cinismo. E finché c’è vita, non muore neppure la speranza che l’accompagna, perché anche i cumuli di spazzatura possono fare da humus per far germogliare fiori.  

 

E che fiori! Questa vita che pervicacemente rinasce tra la spazzatura e l’aridità dell’asfalto ha dovuto mutarsi in  una razza guerriera: la pianta carnivora diventa così l’icona di una natura che si ribella e si scatena incontrollabile con forza cieca e a sua volta distruttiva. Tutto sembra comunque risolversi nel reiterarsi di un  ciclo in cui, ancora una volta, vince la sopraffazione, in cui si può sopravvivere solo in opposizione all’altro, in cui uomini, donne, animali, piante e gli stessi pianeti sono  condannati perennemente e reciprocamente al ruolo di nemici….

Ma, inaspettatamente, c’è ancora posto per  una tregua, per riannodare un dialogo, per realizzare un gesto di amicizia, di solidarietà, di amore. Forse non è già troppo tardi!

 

                  

                        Mercy                                                           La Musica 3

E così tutto si decide in quei piccoli interstizi, apparentemente insignificanti, in cui perfino con l’inesorabile Morte è possibile scendere a patti e convincerla, per il momento, a battere in ritirata….Lavori come  “La musica (specialmente 2 e 3)”, “Il Poeta”, sembrano suggerire che anche l’arte, nelle sue varie forme, in fondo è capace di creare questi spazi che interrompono il ciclo sordo e muto della guerra perpetua o della reciproca indifferenza, e aprono uno squarcio su nuovi orizzonti in cui tutto può, di nuovo,  diventare possibile.

Perché negare alla favola di questo Pazzo Mondo il suo lieto fine, almeno come possibilità?

 

 

Bari, 20 agosto 2005

 

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